Il cielo limpido trasparente e terso dei primitivi, quello tempestoso con grandi nuvole gonfie di pioggia, i tramonti dorati con i raggi di sole filtrati attraverso squarci di nubi, i bruni colli toscani dai dolci crinali interrotti da appuntiti cipressi, le verdi colline tortonesi riquadrate dalla varietà delle coltivazioni, i fumosi falò di foglie secche e di stoppie, il limitare del bosco d’autunno dove, tra l’ocra dalle mille calde sfumature delle foglie morenti, sbuca un sasso, una roccia nuda, i mazzi di fiori del giardino, le grandi macchie purpuree dei papaveri, un acero frondoso, un tronco spoglio, gli infiniti verdi ed i bruni dei cespugli, l’inverno gelido negli orti coperti a tratti da uno strato sottile di neve dal quale qua e là spunta la terra bruna ghiacciata, in una parola: la natura. E l’amore per la natura è il tema dominante di tutti i dipinti di Ugo Montecchi. E’ un esteta istintivo, fin da giovanissimo interessato ad ogni forma d’arte.

Negli anni ’40, a Vigevano, frequenta un gruppo di pittori di ottima levatura: Casimiro Ottone, Emilio Galli, Francesco Mazzucchi. Con loro è solito trascorrere le lunghe serate del tempo di guerra: con i cavalletti in circolo, si ritraggono a vicenda con la tecnica del carboncino, offrendo esempi di rara maestria estemporanea.

Questa esperienza accende in lui la vocazione al disegno e alla pittura e, più tardi, forse ispirato dal grande giardino che circonda la sua casa di Tortona e che gli offre ottimi spunti, inizia a cimentarsi con tele, più spesso con tavolette ed occasionali ritagli di cartone, pennelli, spatole e colori ad olio, non disdegnando l’impiego delle dita e del manico del pennello per realizzare sul momento l’idea che l’ispirazione gli suggerisce.
Le sue opere sono rapide trasposizioni della realtà che lo emoziona, impressioni buttate giù velocemente a spatolate, come per paura che il ricordo trascorra, che la memoria sfumi, che l’idea sfugga. Raramente dipinge dal vero, piuttosto osserva, incamera, prende appunti mnemonici o a penna, fotografa la realtà per rielaborarla e trasformarla, sublimata dal suo estro e dalla personalissima fantasia, anche a distanza di qualche tempo.

La scelta dei suoi colori cade con compiacimento sui bruni, i gialli, gli ocra, i verdi che impasta col nero o col blu, ma i campi di grano infestati dai papaveri o le loro corolle riunite in mazzi un po’ sfatti, le zinnie, gli astri, le petunie, gli anemoni, sono un’antitesi vivacissima al suo amore per gli spenti colori autunnali che utilizza con armonia mostrando una rara sensibilità cromatica.
Se da un lato queste sue tendenze di gusto lo accostano agli Impressionisti francesi, la sua predilezione cade però sui Macchiaioli toscani, studiati, ammirati, amati ed assimilati nel corso di tutta la vita insieme alla grande pittura rinascimentale e fiamminga. Immagini che il suo senso artistico rielabora in uno stile originale e personalissimo.
Dipinge molte opere, cancellandone alcune o sovrapponendole ad altre con repentini ripensamenti. Realizza inoltre una serie di disegni, a penna o a pennarello dalla punta di vario spessore. A grandi tratti incisivi rappresenta il suo tema preferito: l’albero in ogni sua forma e dimensione.
Nei suoi dipinti non compare mai la figura umana. Il paesaggio, gli alberi, i fiori, sono tutto ciò che gli interessa: in essi si integra e si realizza totalmente.


Rossella Montecchi

HOME . LA BIOGRAFIA . LA CRITICA . I DIPINTI . CONTATTI © 2005 Montecchi. Site design M. Schnabel.